La “presenza” nel ritratto fotografico: l’arte di cogliere l’invisibile da Nadar a Berenice Abbott

C’è un elemento nei ritratti che sembra universalmente valido per calamitare l’attenzione dello spettatore. È la “presenza” del soggetto. Il concetto forse è un po’ difficile da spiegare a parole, ma è lampante quando lo si osserva.

workshop di fotografia in Toscana, il fotografo Enzo Dal Verme

Enzo Dal Verme

il ritratto Il Sarto, di Giovanni Battista Moroni, conservato alla National Gallery di Londra

Giovanni Battista Moroni, Il Sarto,olio sun tela, 1565-70. CC The National Gallery, London

Il confronto visivo: i ritratti di Nadar e Berenice Abbott

Dal momento che una fotografia vale più di mille parole, vi invito a guardare il ritratto di Ernestine Constance Lefèvre, moglie di Nadar. Ci sono due scatti: in uno lei è molto presente e il suo sguardo è quasi difficile da sostenere. Quegli occhi penetranti che ti guardano non lasciano indifferenti. Ma nell’altro, probabilmente scattato pochi attimi prima o dopo, lei non sembra in contatto col fotografo e l’immagine risulta meno intensa, colpisce di meno.

 

Confronto tra i due ritratti di Ernestine Constance Lefèvre scattati da Nadar (1900 circa) sulla presenza dello sguardo
Nadar, ritratto di Ernestine Constance Lefèvre, 1900 circa. CC Bibliothèque Nationale de France

Non è solo una questione di guardare in macchina oppure no. Infatti, se osserviamo i due scatti del ritratto di Djuna Barnes fotografata da Berenice Abbott, per esempio, in entrambi guarda in macchina. Però in uno è estremamente presente e nell’altro meno.

 

Confronto tra i due ritratti scattati da Berenice Abbott a Djune Barnes, 1925, sulla presenza dello sguardo.
Berenice Abbott, ritratto di Djune Barnes, 1925. CC The Metropolitan Museum of Art (The Met), New York.

La presenza nell’arte: il “Ritratto del Sarto” di Giovan Battista Moroni

Quella qualità che sembra calamitare la nostra attenzione si può osservare anche in alcuni dipinti. Il Ritratto del Sarto di Giovan Battista Moroni, per esempio, “sembra vivo” proprio per la sua presenza. Un dipinto è la rappresentazione della realtà creata dal pittore, dunque potrebbe essere una idealizzazione del soggetto, una interpretazione. Quella “presenza” è solo nel quadro o era anche nel modello? Non possiamo saperlo.

Al contrario, una fotografia è una riproduzione tecnica e non può mentire. Giusto?

Forse non proprio…

Fotografia e verità: la lezione di Lewis Hine

Lewis Hine spiegò bene perché le foto possono mentire con la sua celebre frase  “Le fotografie non mentono, ma i bugiardi possono fotografare”. In altre parole, ciò che vuole farci vedere il fotografo potrebbe essere una bugia, o magari semplicemente una porzione della realtà inquadrata da un certo punto di vista.

A me piace pensare che il fotografo abbia la capacità di vedere e fissare nel tempo qualcosa che non tutti riescono a cogliere. Magari proprio l’intensità della presenza del soggetto che sa invitare ed immortalare. Attenzione: sapere cogliere un aspetto poco evidente del carattere di una persona non significa chiederle di interpretare una parte. Non sarebbe più un ritratto.

La presenza in un ritratto non è una finzione né una semplice scelta tecnica: è la capacità del fotografo di cogliere quell’istante nel quale il soggetto è completamente presente e l’intensità di quella connessione è ben visibile.

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