I maestri della storia: August Sander e Arnold Newman
Cento anni fa, il fotografo tedesco August Sander decise di realizzare la sua famosa serie di ritratti per documentare l’umanità dell’epoca. A differenza di quello che accade normalmente quando si fotografano delle persone, il suo intento non era quello di cogliere delle caratteristiche psicologiche o emotive dei suoi soggetti, piuttosto voleva utilizzare quegli individui per raffigurare le classi sociali e le professioni degne di nota.
Più tardi, suddividerà le immagini in sette categorie: Contadini, Artigiani, Donne, Classi e professioni, Artisti, Città e gli Ultimi, ovvero gli individui più fragili. Alcune di queste immagini hanno uno sfondo piuttosto neutro e affidano all’abbigliamento il compito di far capire allo spettatore chi sono i soggetti. Altre immagini, invece, si servono dell’ambiente per meglio descrivere ciò che la persona ritratta rappresenta.
Il pasticcere (1928) indossa un grembiule bianco che si staglia sullo sfondo scuro della cucina. Con le mani, è intento a girare il contenuto di una grossa pentola e ogni elemento visibile ci comunica che quell’uomo è proprio un pasticcere. Oggi, probabilmente, sarebbe stato fotografato tra le sue torte.
I fabbri (1926) posano dietro all’incudine, uno dei due impugna un grosso martello. Il fotografo vuole farci capire inequivocabilmente che si tratta di due fabbri.
August Sander ha certamente saputo usare gli ambienti al meglio per descrivere le persone ritratte. Lo ha fatto in modo impeccabile, calibrando bene i pieni e i vuoti, le luci e le ombre, senza far assumere agli sfondi troppa importanza. I suoi soggetti, pur interagendo con l’ambiente, guardano in camera e instaurano un contatto immediato con chi osserva la fotografia.
Un altro fotografo che ha utilizzato magistralmente gli ambienti per descrivere e raccontare i suoi soggetti è Arnold Newman. Nei suoi ritratti, le persone fotografate sono spesso definite dal contesto nel quale si trovano e, per questo motivo, il fotografo americano si meritò l’appellativo di “padre del ritratto ambientato” (cosa di cui non sembrava essere particolarmente contento).
Newman componeva meticolosamente la scena da fotografare in modo da far apparire nell’immagine l’occupazione e gli interessi del soggetto. Collocava gli oggetti in primo piano o sullo sfondo perché venissero percepiti con una determinata importanza.
La sua immagine più iconica è il ritratto di Igor Stravinsky (1946) nella quale l’ambiente si riduce a due muri bianchi e il pianoforte a coda. L’immagine era stata scattata con un taglio diverso, ma fu poi ritagliata per ottenere un’inquadratura essenziale nella quale il soggetto si integra con la scena. Ironia della sorte: la foto fu rifiutata da Harper’s Bazaar che l’aveva commissionata.
Guida pratica: gli elementi chiave per un ritratto ambientato
Scattare un ritratto ambientato sembra semplice, ma ci sono molti elementi a cui fare attenzione. Non è sempre scontato, infatti, riuscire ad ottenere quell’equilibrio nell’immagine che la rende d’impatto.
L’insieme di ciò che viene incluso nello scatto può suggerire diverse connotazioni del soggetto: il suo status sociale, la sua professione, un suo problema, un suo successo o altro ancora. Proprio per la loro capacità di aiutare un racconto visivo, i ritratti ambientati si utilizzano molto nel reportage.
Personalmente, ho utilizzato spesso gli ambienti per meglio descrivere i soggetti dei miei ritratti. Ecco i miei suggerimenti e gli elementi a cui fare attenzione:
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La relazione tra il soggetto e l’ambiente
Quando lo sfondo aiuta a raccontare il soggetto, è già un’ottima cosa. Ma se il soggetto interagisce con l’ambiente, il risultato può essere ancora più chiaro. Per esempio: un agricoltore fotografato di fronte ad un campo arato ha degli elementi che aiutano a contestualizzare il ritratto. Se l’agricoltore è su un trattore, l’informazione è ancora più immediata.

Mariko Derpa fotografata per Grazia a New York ©Enzo Dal Verme Il mio ritratto di Mariko Derpa, fashion PR, è stato scattato in un locale di Manhattan. Nonostante lei sia piuttosto piccola nell’inquadratura e ci siano altre persone che potrebbero distrarre, l’attenzione è tutta su di lei. Per ottenere questo risultato, oltre a calibrare l’illuminazione e la composizione, ho dovuto fare in modo che anche lo sguardo delle altre persone conducesse a lei. Essere estremamente socievole fa parte della sua identità ed è questo aspetto di lei che ho sottolineato. L’ambiente non è uno sfondo, ma un contesto nel quale lei è immersa e il suo gesto di saluto ci fa immaginare anche che cosa succede fuori dai limiti dell’inquadratura.
Le azioni nei ritratti ambientati possono aggiungere dinamismo all’immagine e aiutare a trasmettere più informazioni a chi guarderà la foto. Ma attenzione, perché un ritratto non è uno scatto rubato ed è importante che si percepisca almeno un po’ di quell’intesa tra fotografo e soggetto o, almeno, lo sguardo autoriale sulla scena.
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Il punto di vista del fotografo
Un ritratto è il risultato dell’incontro consenziente tra fotografo e soggetto e racconta qualcosa di entrambi. È il fotografo che decide da che punto di vista inquadrare, cosa evidenziare e cosa nascondere. È il fotografo che guida il soggetto per cercare di fare emergere una certa qualità o caratteristica. Ed è sempre il fotografo che decide che cosa includere nell’inquadratura. È sufficiente un piccolo cambiamento per ottenere risultati completamente diversi.

Apolonia Poilâne fotografata per Class nello storico forno Poilâne a Parigi ©Enzo Dal Verme Per fotografare Apolonia Poilâne, giovane imprenditrice a capo dell’impero del pane di famiglia, decisi di scegliere un’inquadratura dal basso (dona autorevolezza) utilizzando un 16mm che deforma enfatizzando. Siamo a Parigi nell’antico forno dove suo nonno Pierre Léon diede inizio a quella che sarebbe divenuta una delle aziende francesi più conosciute. Il contesto e l’azione comunicano inequivocabilmente che stiamo parlando di pane, l’espressione e il dinamismo del gesto ci suggeriscono qualcosa del carattere del soggetto. Considerato il luogo, non ho voluto correggere la dominante calda perché aiuta a far percepire dove ci troviamo. Anche in questo caso, il soggetto interagisce con l’ambiente e il fatto che non guardi in camera non diminuisce l’impatto dello scatto perché immaginiamo la presenza di qualcun altro e la loro intesa.

David Kramer fotografato per Flair a Cape Town ©Enzo Dal Verme Fotografando il musicista David Kramer, invece, gli chiesi di guardarmi. Il suo ritratto fa parte di una serie nella quale c’è sempre lo sguardo verso l’obiettivo. Nell’intervista, si parlò della sua ricerca sulle radici della musica: quale contesto migliore delle radici di un albero per fotografarlo? Siamo in Sud Africa ed è bene che la potenza della natura sia visibile nell’immagine. Lasciai che David decidesse che posizione assumere e lo fotografai mentre suonava uno strumento creato con una latta, proprio come erano fatti gli strumenti della sua ricerca. In questo scatto, oltre agli elementi dell’ambiente che aiutano a raccontarlo, c’è la sua ironia e la sua presenza piacevolmente scherzosa.
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Lo sfondo deve essere pertinente
In un ritratto ambientato, lo sfondo non ha solo una funzione compositiva o estetica: deve aiutare chi guarderà l’immagine ad avere più informazioni sulla persona fotografata. Potrebbe trattarsi di qualcosa di molto didascalico — come una scrittrice fotografata vicino a dei libri — oppure di un po’ più simbolico. Per esempio, la stessa scrittrice fotografata in un ambiente che ricorda quello del suo ultimo romanzo. O, ancora, un contesto che faccia capire in modo immediato a chi guarderà la fotografia qualcosa del carattere del soggetto.
È quello che mi capitò fotografando Amélie Nothomb in occasione dell’uscita di un suo romanzo. Le avevo chiesto dove le sarebbe piaciuto essere ritratta e la sua risposta era stata: al cimitero di Montparnasse (cioè dove avrei voluto andare anche io, ma non osavo proporlo!). Dopo aver fatto alcuni scatti, lei stessa mi aveva portato sulla tomba di Baudelaire dove si era seduta con un fiore in mano. In un primo momento, il risultato mi era sembrato soddisfacente perché il contesto aiutava a descrivere il soggetto: una scrittrice un po’ eccentrica con un certo gusto del macabro che ama i classici. È proprio lei. Però… c’era qualcosa che non convinceva.

Amélie Nothomb fotografata per Grazia al cimitero di Montparnasse a Parigi ©Enzo Dal Verme Il giorno dopo, osservando quello scatto vicino agli altri, mi apparve evidente quale fosse il problema: il vestito nero si confonde con l’edera scura dietro di lei, non si capisce immediatamente quale sia la posizione della scrittrice e, di conseguenza, la lettura dell’immagine non è immediata. Quella foto fu pubblicata, ma più piccola di un’altra nella quale il soggetto è più in primo piano, guarda lo spettatore e non si confonde con lo sfondo. Peccato che non ci sia scritto Baudelaire sulla lapide, ma il primo impatto è più chiaro.
Quando componiamo la nostra immagine osservando nel mirino, è importante fare attenzione all’equilibrio che si crea tra i vari elementi. Per creare più enfasi sulla persona fotografata, per esempio, un certo contrasto può essere d’aiuto. Lo possiamo ottenere in molti modi:
- Giocando con la profondità di campo (col soggetto a fuoco e lo sfondo sfocato);
- Utilizzando la luce per sovraesporre o sottoesporre lo sfondo;
- Facendo attenzione alle linee prospettiche;
- Avvicinando semplicemente il soggetto al nostro punto di vista.
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Evidenziare una parte dell’ambiente
Per dare più enfasi a un determinato elemento, possiamo anche decidere di dare risalto a una parte dell’ambiente.

L’architetta paesaggista Diane Balmori fotografata per Vanity Fair nel suo studio a New York ©Enzo Dal Verme Fotografando l’architetta paesaggista Diane Balmori nel suo studio di New York, decisi di lasciare molto spazio al disegno di fronte a lei in modo che la sua professione fosse più evidente. Era molto occupata e mi concesse solo pochi minuti per fotografarla e intervistarla. In quel periodo mi piaceva fotografare tutto storto, l’importante per me era riuscire a cogliere qualcosa del suo carattere e includere l’ambiente mi aiutò sicuramente a descriverla.
Spesso si pensa che per realizzare dei ritratti ambientati sia importante scegliere un’inquadratura orizzontale perché c’è più spazio per includere il luogo dove ci troviamo. A volte potrebbe effettivamente facilitare le cose, ma anche con un’inquadratura verticale è possibile far vedere molto del contesto.
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Dove mettere l’accento? (Ispirazione e Improvvisazione)
Inquadrando, possiamo farci aiutare dalla composizione, dalle luci, dai colori, dalla profondità di campo e dalla nostra interazione con il soggetto per ottenere un’immagine più poetica o più drammatica, oppure ironica o didascalica… Con un po’ d’esercizio, sarà sempre più facile utilizzare anche l’ambiente per contestualizzare il ritratto e raccontare di più di quella persona.
A volte il fotografo ha un’idea precisa di cosa vuole fare e guida il soggetto senza renderlo troppo partecipe dei suoi piani. C’è un motivo: quando si comincia a spiegare, le parole diventano una distrazione. Però, può capitare che il fotografo voglia consultarsi col soggetto per trovare il contesto che lo possa rappresentare al meglio. Allora potrebbe semplicemente chiedere: dove ti piacerebbe essere fotografato? È sempre una domanda un po’ pericolosa perché se il soggetto diventa troppo propositivo comincia la confusione. Il fotografo deve dirigere sempre.
Per prevenire momenti di disorientamento è bene documentarsi prima dell’incontro. Eppure, certe cose si scoprono solo per caso.

Lo stilista David Delfín fotografato per Flair seduto sul tappeto che riproduce i suoi tatuaggi, nel suo studio a Madrid ©Enzo Dal Verme Entrando nello studio di David Delfín a Madrid notai il tappeto inusuale e chiesi da dove venisse. “L’ho fatto fare io”, mi rispose David, “è la riproduzione dei miei tatuaggi”. Chiesi subito se avesse una scala e, fortunatamente, aveva una scala da imbianchino che mi permise di fare un’inquadratura dall’alto. Naturalmente mi ero documentato su di lui, ma quella soluzione fu casuale. Anche nei ritratti ambientati, è importante lasciare spazio all’improvvisazione. Porta a risultati inaspettati.






