Tre settimane fa ho ricevuto una mail da un mio studente. Oggetto: fanzine. Apro e leggo “come ci eravamo detti in messenger, ti invio due piccole fanzine che ho fatto per due miei progetti.”
Apro gli allegati e trovo due progetti interessanti. Uno è ispirato alla vicenda di Joyce Carol Vincent, trovata senza vita nel suo appartamento a Londra a distanza di anni dalla sua morte (con la televisione ancora accesa). È un fatto successo davvero. Nonostante Joyce Carol avesse degli amici e una famiglia, nessuno si era accorto che fosse morta. Daniele Mantovani non ha voluto ricostruire i fatti, ma riflettere sull’invisibilità sociale come processo graduale, possibile anche all’interno di una rete di rapporti apparentemente attiva.
Daniele è un bravo fotografo che ha partecipato a diversi miei workshop. Avrebbe voluto spedirmi le fanzine stampate, ma gli ho chiesto di mandarmi i pdf. Quasi quasi, poi mi sono pentito. I suoi lavori sono interessanti e mi ha fatto piacere riceverli.
Anzi, guardando le sue “Mantozine” mi è venuta voglia di fare delle fanzine anche io. Una delle mie soddisfazioni più grandi è proprio quella di vedere impaginate e stampate le immagini delle persone che ho ritratto o le storie che ho documentato. Perché pubblicare solo sulle riviste patinate? Come sovente accade in situazioni analoghe, ho deciso di soddisfare la mia curiosità e approfondire scrivendo un articolo.
Cos’è (davvero) una Photozine oggi?
Dimentica le fanzine punk fotocopiate male degli anni ’80 (stile Sniffin’ Glue). Quelle erano grezze e principalmente legate alla musica: fan-zine. Per riguardarsele, oggi i nostalgici possono contare sull’archivio Fanzinet: un’incredibile raccolta che va dal 1980 al 1989. La photozine moderna, però, si è evoluta. È un oggetto raffinato, spesso artigianale, che privilegia la visione curatoriale rispetto alla perfezione tecnica. È un ibrido tra un portfolio e un’opera d’arte.
Secondo i recenti dati di Automateed, il settore del self-publishing sta vivendo una crescita senza precedenti (oltre +16% annuo), spinta proprio dalla necessità dei creativi di riprendere il controllo del proprio lavoro senza passare per i filtri degli editori tradizionali.
Anche perché non si può più fare molto conto di trovare grandi spazi su riviste che sono sempre più sottili, sempre meno lette e spesso sull’orlo della chiusura.
(per sfogliare la “Mantozine” di Daniele Mantovani, clicca sull’ultimo simbolo a destra “Toggle Full Screen”)
Il potere del collezionismo: da 10€ a 300€
Uno degli aspetti più affascinanti del proliferale delle photozine è il valore che questi oggetti possono acquisire nel tempo. Come riportato da The United Nations of Photography, le pubblicazioni indipendenti nate come piccoli esperimenti stanno diventando pezzi da collezione.
Esistono casi di zine prodotte in poche centinaia di copie che, una volta andate esaurite, hanno raggiunto prezzi dieci volte superiori al valore originale sui mercati secondari.
Perché la fanzine è uno strumento di marketing geniale?
Se mandi un’e-mail a un photo editor, probabilmente finisci nello spam. Se gli spedisci una zine stampata e rilegata a mano, quell’oggetto ha buone possibilità di rimanere sulla sua scrivania. Una pubblicazione autoprodotta dimostra che sai curare un progetto dall’inizio alla fine. Sei, in qualche modo, autorevole. In più, in un’epoca di pixel volatili, la carta dichiara: “Questo progetto esiste davvero”.
Una photozine è uno strumento tangibile per il networking. Lo si percepisce nei festival di fotografia o in quelli dedicati proprio alle fanzine, diventati luoghi dove si fa business fotografico lontani dai grandi eventi istituzionali.
Chi sta partecipando al Rinascimento delle fanzine fotografiche?
Sono veramente tanti gli autori che usano le zine per esplorare formati narrativi non convenzionali: dai grandi maestri della Magnum come Alec Soth (che con la sua Little Brown Mushroom ha ridefinito il concetto di narrazione economica), alla generazione Z che — come spiega un’analisi dell’Istituto Marangoni — sta guidando il ritorno all’analogico per “toccare con mano” la cultura.
Jürgen Teller, celebre e controverso fotografo di moda, ama pubblicare le sue immagini in una produzione costante di progetti personali, libri e opuscoli simili a fanzine, nelle quali fonde il suo lavoro commerciale con fotografie autobiografiche.
Daniel Arnold è conosciuto per puntare le sue lenti su scene di vita quotidiana a New York, ottenendo fotografie spesso irriverenti o tragicomiche. Definito dal NYT come il “re di Instagram”, ha venduto migliaia di zine fatte in casa, dimostrando che i follower digitali bramano la carta. Tra le numerose fanzine con i suoi lavori, c’è anche New York Life zine pubblicata nel 2023 dalla New York Life Gallery in 150 copie e venduta come multiplo d’arte.
Il sito di Marc Vallée ha una sezione dedicata a Zines & Photobooks molto ricca che testimonia una estrema dedizione ai progetti fotografici personali e grande dimestichezza con il media.
C’è anche chi utilizza le photozine come trampolino di lancio per pubblicazioni più ufficiali, come Zula Rabikowska che, grazie alla sovvenzione concessa dal Centre For British Photography, ha potuto trasformare una fanzine in un libro fotografico.
Norberto Spina, affermato artista italiano, nel 2021 ha pubblicato “Il Tempo Addosso”, realizzato con diversi tipi di carte cucite insieme e altri ritagli di cartoncini dipinti a mano incollati sulle pagine che riproducono le sue opere. In più, alla fine, una mini-fanzine con una carta più leggera si apre e racconta il suo lavoro con delle fotografie. Io lo avevo comprato e avevo anche comprato la sua prima pubblicazione autoprodotta: “L’ultima Ruota Del Carro”. In quell’occasione, lo avevo intervistato e mi aveva spiegato: “È iniziato come un gioco durante un mio viaggio, ho iniziato a fotografare una serie di furgoni con la medesima inquadratura, poi è diventata una vera e propria ossessione. Mi piaceva l’idea di valorizzare proprio ciò che viene inteso come qualcosa di serie B quando diciamo “l’ultima ruota del carro”. […] Da tempo uno dei miei sogni era di mettere assieme tutto questo materiale fotografico in un unico progetto. Nel farlo ho suddiviso le foto per colore (una cosa abbastanza maniacale). Volevo creare una narrazione libera, guidata solo dal colore e dalle ruote.”



Secondo il fotografo tailandese Tum Wuthipol, le photozine “permettono anche di raggiungere nuovi pubblici e clienti al di fuori dei tradizionali canali dei social media” e, in una bella intervista su Discorsi Fotografici, spiega che una zine “esprime contenuti molto personali e intimi, dalla vita quotidiana ai viaggi, fino alle opinioni politiche. Può assumere la forma di un’opera letteraria, una serie di illustrazioni o fumetti, o anche un progetto fotografico”.
Nel suo negozio oonline Wuthipol Designes si trovano anche dei Zine Dummy Kit, ovvero “la tua porta d’accesso al mondo della creazione di fanzine”.

La scena delle fanzine fotografiche in Italia: collettivi e festival
L’Italia è uno dei centri nevralgici del successo di un media così particolare. Collettivi come Cesura hanno dimostrato che si può fare informazione di altissimo livello usando il formato fanzine per raccontare storie che i giornali non hanno più il coraggio (o il budget) di pubblicare.
E poi ci sono i festival. Gli autori che generalmente vendono le loro photozine su piattaforme DIY come Big Cartel o Etsy, si ritrovano al Funzillafest di Roma, un finesettimana dedicato interamente alle fanzine fotografiche, allo SPRINT di Milano, Independent Publishers & Artists’ Books Salon, oppure allo Zines, il festival indipendente di Palermo, un evento “per chi crede ancora nella bellezza della carta stampata, nelle emozioni che essa è in grado di suscitare e nella sua intramontabile capacità comunicativa”.
Dove trovare e consultare le photozine: dalle Zine Libraries alle collezioni pubbliche
Un po’ in tutto il mondo, esistono le cosiddette “Zine Libraries” dove si possono consultare esemplari di photozine, divenuti veri e propri oggetti da collezione.
La Brooklyn Public Library, a New York, ha una collezione dedicata e sostiene attivamente la cultura delle zine attraverso il “BPL Zine Box”, un kit di strumenti interno lanciato nel 2024 per consentire al personale di organizzare laboratori dedicati alle zine e curarne la selezione. La biblioteca ha anche organizzato diverse mostre – compresi i programmi di prestito artistico – e ne ha realizzate alcune per iniziative come “Books Unbanned”, ponendo l’accento su temi quali l’attivismo e la letteratura.
A Milano, La Fanzinoteca La Pipette Noir ha una grande collezione di fanzine consultabile gratuitamente presso la Biblioteca Calvairate e organizza anche eventi, incontri e mostre per diffondere e preservare la storia della micro-editoria indipendente. Il progetto è nato nel 2012 da un’idea di Valeria Foschetti che ha già meticolosamente catalogato 2160 fanzine, e ci sono oltre 500 pubblicazioni in fase di classificazione. Le ho chiesto a chi si rivolge il suo progetto. “I nostri laboratori ed il nostro archivio”, mi ha spiegato, “coinvolgono appassionati e appassionate del settore. Studenti e studentesse, ma anche chi si avvicina per la prima volta alla fanzine come strumento di comunicazione. La fanzine risponde a un’esigenza espressiva libera dalle strutture dell’editoria canonica e si fonda su una pratica condivisa di Do It Together (DIT): uno spazio in cui individui e individue danno voce a idee, contenuti e visioni personali attraverso il Do it yourself (DIY), riconoscendosi al tempo stesso parte di una comunità.”
A Forlì c’è anche il Centro Nazionale Studi Fanzine Fanzinoteca D’Italia 02 attivo da 16 anni nel corso dei quali ha raccolto la bellezza di 13.148 “documenti fanzinotecari”.

Le photozine in libreria
A chi fosse venuta la voglia di cercare delle photozine da acquistare, sappia che si possono trovare anche in libreria. Non in tutte, naturalmente. A Milano c’è la libreria Hoepli che, ahimè, sta vivendo un momento tragico con la messa in liquidazione volontaria della società dopo 156 anni di attività. Tutti speriamo in un miracolo, ma le previsioni non sono rosee. Nel suo reparto di fotografia il libraio e fotografo Nino Romeo da molti anni è un punto di riferimento importante per gli amanti della fotografia. Poi, sempre a Milano, c’è la libreria d’arte Micamera, specializzata in fotografia, che tra i suoi oltre diecimila libri (nuovi, rari, curiosità ed edizioni da collezione), propone anche photozine.
La Leporello di Roma è “una libreria dedicata all’editoria fotografica, con una passione smodata per le photozine e le pubblicazioni indipendenti.” Qui, si va a colpo sicuro.
Come si realizzano le photozine?
Sulle pagine di A Photo Editor, il popolare sito curato da Rob Haggart, viene dedicato molto spazio ai “promo” (libretti promozionali), alle photozine e alla loro realizzazione con un elenco di fornitori.
Chi non vuole usare il Magcloud di Blurb o altri servizi di stampa digitale online, si rivolge a una copisteria o – meglio ancora – stampa la sua photozine semi-artigianalmente e la rilega cucendola a mano.
Uno dei metodi più amati è la stampa risograph (una tecnica di stampa giapponese a metà tra serigrafia e fotocopia), apprezzata per i colori vibranti e le imperfezioni “artistiche”.
Poche pagine essenziali
Una photozine ha poche pagine e il motivo è molto semplice. Il fotografo inglese Simon King, in un articolo pubblicato sul celebre sito di notizie di fotografia Petapixel, sintetizza: “Non conosco nessuno che si metta a sfogliare un libro fotografico di 200 pagine e ci dedichi più di qualche ora […]. Le fanzine sfruttano proprio questo fattore e riescono a trasmettere ciò che conta in pochissimo tempo”.
Scrivendo questo articolo, devo dire che mi è venuta ancora più voglia di creare delle photozine con le mie immagini: poche pagine dove sbizzarrirmi senza i limiti dei grossi editori. Lo sto facendo. In passato ho prodotto alcuni promo, come quelli che si trovano su A Photoeditor, ma mai una vera photozine come espressione creativa e artigianale. Inoltre, organizzare le immagini senza i limiti che generalmente caratterizzano le mie scelte per una pubblicazione “mainstream”, è liberatorio e divertente. Ed è anche uno strumento di auto-promozione che potrò usare quando capiterà l’occasione.
Fare marketing, infondo, non significa semplicemente convincere qualcuno a comprare da noi, ma anche farsi ricordare nel modo che preferiamo. Nel 2026, la photozine sembra essere uno strumento potente per uscire dal rumore di fondo e posizionarsi come un autore, non solo come un fornitore di immagini.
Ti piacerebbe provare?
Hai mai pensato di trasformare un tuo progetto in una fanzine fotografica? Se hai una curiosità su come curare la tua visione editoriale, considera di partecipare a uno dei miei workshop. Nel Workshop di Sperimentazione e Creazione Photozine metto a disposizione la mia esperienza editoriale e ti accompagno nello sviluppo di un progetto fotografico con una sequenza di immagini adatte alla pubblicazione. E il tuo progetto non si ferma con la fine del workshop (leggi cosa succede dopo).
Mi segui già sui Instagram? Presto condividerò novità sulle mie esperienze con le photozine e su quelle dei miei studenti. Anche le tue?
@enzodalverme è il mio profilo personale dove pubblico, in inglese, le storie dietro i miei scatti, le fotografie mai pubblicate, aneddoti sul mio lavoro.
@marketingperfotografi è il profilo nato per promuovere il mio libro Marketing Per Fotografi (Apogeo Feltrinelli) e dove ora pubblico, in italiano, anche notizie di fotografia, mostre, appuntamenti e consigli di marketing.


