Workshop Di Ritratto Di Una Giornata

 Marina Abramovic fotografata da Enzo Dal Verme per Vanity Fair

Marina Abramovic fotografata da Enzo Dal Verme per Vanity Fair

Una novità per chi vuole avere un workshop breve nella sua città. Se la montagna non va a Maometto...

Si chiama Workshop Breve DI Ritratto ed è una nuova formula dal mattino alla sera per venire incontro alle esigenze di chi non riesce facilmente a programmare un fine settimana in Toscana.
È nato assecondando la richiesta di una associazione ed ora anche altri hanno domandato la stessa formula.
In effetti è pratico e anche conveniente per gli studenti: non occorre fare un viaggio né pagare spese di trasferta.
È una giornata intensa tutta dedicata al ritratto fotografico e alla sensibilità dei fotografi che devono avere a che fare con tanti soggetti diversi - a volte difficili - e riuscire a realizzare dei ritratti d’impatto anche con poco tempo e non in condizioni ideali.

Il workshop Breve è stato concepito come una cosa a se stante e non come una versione ridotta del Workshop Di Ritratto W1 che dura un fine settimana. Gli studenti sono impegnati in esercizi diversi da altri workshop, pertanto è adatto sia a chi non ha mai partecipato ad un workshop con Enzo Dal Verme, sia a chi ha già frequentato
Il fotografo in vent’anni di carriera ha dovuto confrontarsi con persone e contesti non sempre facili, con celebrità, con individui non abituati a farsi fotografare... Per riuscire a gestire i suoi scatti e ritrarre qualcosa di intimo dei suoi soggetti, nel corso del tempo ha sviluppato un approccio personale che condivide con gli studenti quando insegna.

Una giornata intensa con esercizi di percezione, interazione e creatività da fare da soli, a coppie o in gruppo e consigli pratici per scattare ritratti d'impatto.
Questo il programma:

10:00 – 13:00      lezione con proiezioni,  esercizi di focalizzazione e interazione

13:15 - 14:30       pranzo

14:30 - 18:30      esercizi di percezione, composizione e inquadratura
 
18:30                  chiusura del workshop.

Su questa pagina puoi trovare i prossimi Workshop

Marketing Per Fotografi

 Enzo Dal Verme con il suo nuovo libro Marketing Per Fotografi

Enzo Dal Verme con il suo nuovo libro Marketing Per Fotografi

C’è un nuovo libro, un manuale da leggere e da consultare che ti aiuta a vendere le foto e non solo a scattarle.

Sai chi sono i tuoi potenziali clienti? Pensi che il modo nel quale ti presenti sia convincente? Ti piacerebbe aumentare il tuo fatturato facendo dei lavori più affini a te? Cosa dovresti fare per avviare la tua attività?

Se vuoi leggere un libro che ti ispiri e che ti dia delle nuove idee su come farti trovare da nuovi clienti, un libro che ti insegni quali sono le strategie che funzionano meglio oggi,
insomma un libro zeppo di consigli pratici, suggerimenti e anche parecchi contatti… leggi Marketing Per Fotografi (Apogeo Feltrinelli). È un manuale ricco informazioni concrete per orientarsi nel mercato della fotografia oggi. Lo ha scritto un fotografo, per i fotografi.

Gli argomenti trattati sono parecchi, eccone qualcuno:

  • adattarsi ad un mercato in forte cambiamento

  • specializzarsi per moltiplicare le opportunità

  • conoscere le basi del marketing efficace

  • farsi trovare in Rete grazie al personal branding

  • l'uso dei social media e degli strumenti di advertising

  • entrare nel mercato delle foto di stock

  • conoscere le regole della moda e del fotogiornalismo

  • difendersi dai ladri di foto online

  • creare la propria nicchia unica

Segui il profilo Instagram del libro Marketing Per Fotografi, troverai aggiornamenti, consigli, appuntamenti…

L’autore
Enzo Dal Verme è un fotografo italiano di ventennale esperienza conosciuto per aver ritratto celebrità come Donatella Versace, Laetitia Casta, Marina Abramovic, Bianca Jagger, Wim Wenders. 
Le sue immagini sono state pubblicate da riviste come Vanity Fair, L'Uomo Vogue, The Times, Marie Claire, GQ.
Prima di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia ha fondato un'agenzia di comunicazione specializzata nel lancio di nuove mode e prodotti e ha collaborato con la società olandese Science Of The Times occupandosi di ricerche e previsioni sull'evoluzione della mentalità del pubblico e di tendenze. 
Ha insegnando comunicazione all’Istituto Marangoni di Milano e Londra, allo IED di Milano, all’Ateneo Impresa di Roma e alla Sole 24 Business School di Milano. 
Oggi continua ad utilizzare la sua esperienza di comunicatore come consulente e brand builder. È anche autore di Storytelling For Photojournalists edito negli Stati Uniti da Amherst Media.
Ama il tofu.

I Workshop
Nel corso dell'anno Enzo Dal Verme insegna alcuni workshop di ritratto, da parecchi anni gli appuntamenti principali sono in Toscana in una splendida dimora storica immersa in un'oasi di pace. Viene anche invitato da Associazioni in diverse città italiane dove, generalmente, insegna workshop di una sola giornata. Su questa pagina puoi trovare gli appuntamenti dei prossimi mesi

20 Consigli Pratici Per Scattare Buoni Ritratti

 Lo stilista spagnolo David Delfin ritratto per Flair è seduto sul tappeto che riproduce i suoi tatuaggi.

Lo stilista spagnolo David Delfin ritratto per Flair è seduto sul tappeto che riproduce i suoi tatuaggi.

C'è una domanda che mi rivolgono spesso "Quali sono i tuoi consigli per realizzare dei buoni ritratti?" 

Io trovo difficile generalizzare e, normalmente, non mi piace dare brevi suggerimenti perché c’è il rischio che diventino regole.
Invece l’atto di fotografare ha bisogno di sensibilità più che di regole.
Però, qualche consiglio telegrafico (se non mi prendete troppo sul serio)  lo posso dare...

1.    Chiediti: “Perché voglio fotografare?”. Qual è lo scopo delle mie fotografie? Prenditi tutto il tempo necessario per rispondere perché potresti avere più di una risposta. Devono essere risposte convincenti!

2.    Sii super-accurato/a nella fase di pre-produzione e sii pronto/a a cambiare tutto ciò che hai preparato così accuratamente (gli imprevisti accadono).

3.    Impara la tecnica in modo che tu possa dimenticarla e concentrare la tua attenzione sul resto.

4.    La tecnica può essere imparata, ma la tecnica da sola è inutile. Anche il tuo stile personale e il tuo linguaggio fotografico hanno bisogno di svilupparsi. Occorre tempo, sii paziente.

5.    Guarda con curiosità qualsiasi cosa sulla quale tu punti l’obiettivo e osserva anche te stesso/a. Ti senti a tuo agio? Il soggetto della tua foto sta forse provocando qualche reazione in te? L’interazione con la persona che stai fotografando potrebbe fare emergere qualcosa che vuoi affrontare ed esplorare.

6.    Incontra con empatia il soggetto che vuoi fotografare.

7.    Domandati: “C’è qualcosa che potrei dire o fare per migliorare la qualità della relazione tra me e il soggetto? Che tipo di atteggiamento ho in questo momento?”. Forse c’è qualcosa che puoi cambiare nel tuo modo di fare…

8.    Sii sempre tu a condurre durante gli scatti. Sei tu che decidi cosa fare e guidi la sessione. Fallo amorevolmente e con gentilezza, ma fallo. A volte dovrai usare la fermezza. Usa la tua intuizione per capire cosa è più appropriato.

9.    Cerca di non avere pregiudizi e aspettative.

10.    Mantieni la tua mente sgombra da pensieri e sii sempre curioso/a. Immagine di essere un bambino molto piccolo senza memorie e senza storia che osserva il mondo per la prima volta.

11.    Abbi fiducia nell’immediatezza della tua intuizione. Cerca di scattare le foto che tu senti il desiderio di scattare, non quelle che gli altri vorrebbero vedere. Potrebbero occorrere anni di tentativi ed errori. E allora?

12.    Sii presente. La composizione e l’illuminazione sono decisamente importanti, ma ancora più importante è la qualità della tua presenza quando comunichi con il soggetto e scatti.

13.    Divertiti nell’essere flessibile e trasformare i problemi in opportunità. Non avere paura di avventurarti in territori sconosciuti se senti l’attrazione di farlo. Abbandonare momentaneamente ciò che conosci bene e ti fa sentire a tuo agio potrebbe intimorirti, ma anche arricchirti.  

14.    Quando si tratta di comporre un’immagine, cerca l’armonia nell’impatto generale e non dimenticare di controllare anche i dettagli. Osserva il tuo soggetto da più punti di vista (magari dall'alto!)

15.    Non cercare di “fare” una foto. Lascia che la foto accada. Crea le condizioni che ti sembrano più appropriate perché si possa verificare qualcosa di interessante: la foto sarà il risultato dell’incontro tra te e il soggetto nell’obiettivo.

16.    Persegui ciò che ti stimola di più: ti piace la musica? Fotografa nell’ambiente musicale. Ti piace l’erotismo? Quella sarà la tua ispirazione. La natura? Scatta i tuoi ritratti fuori ed esplora la natura con la tua macchina fotografica. 

17.    Sii estremamente organizzato/a e disciplinato/a in ogni fase (inclusa una scrupolosa post-produzione). E se per caso non riesci ad esserlo… assicurati di perdonarti.

18.    Riconosci i meriti di ogni singola persona che ti aiuta. Ringraziali.

19.    Dimentica i miei consigli e fa tutto a modo tuo!

20.    Iscriviti al mio workshop di ritratto!

Enzo Dal Verme

Se hai trovato questo articolo interessante, probabilmente ti piacerà partecipare a un Workshop Di Ritratto

Se il fotografo si sente insicuro...

  La principessa Monica Chudasama Varziralli

La principessa Monica Chudasama Varziralli

Qualche consiglio pratico per chi scatta ritratti e rischia di sabotare da solo il proprio lavoro per timidezza, titubanza, dubbi…

Perso nel traffico di Bombay, ero riuscito ad arrivare in ritardo all’appuntamento con la principessa Monica Chudasama Varziralli. Dovevo fotografarla per una rivista di moda italiana e qualcuno mi aveva detto che la principessa aveva un carattere imprevedibile. Io decisi di non dare troppo peso a quello che avevo sentito.
Dopotutto con me era stata squisita la sera prima, quando ci eravamo incontrati velocemente ad una festa e lei era accerchiata da paparazzi.

Entrato in casa sua, mentre mi scusavo per il ritardo, guardai in giro per trovare il posto più adatto per fotografarla. Una grande finestra mi sembrò la situazione che poteva garantirmi una buona illuminazione e l’ambientazione adatta, ma il muro dietro era un po’ spoglio. Nei corridoi e nelle altre stanze, invece, avevo visto tanti ritratti degli avi, inclusi quelli dei due nonni maharajà.

Potevo arrivare in ritardo (e tutto sudato!) in casa di una principessa e come prima cosa staccarle i quadri dalle pareti per creare l’ambientazione adatta al ritratto? La guardai con un bel sorriso e le dissi: “Certo che il ritratto del nonno dietro di te starebbe proprio bene..” e in una frazione di secondo dal suo sguardo capii che potevo farlo. Il ritratto fu veloce, tante risate e piena disponibilità da parte della principessa. Ma… come si sarebbe comportata se invece di un fotografo pronto a metterla a suo agio e scherzare avesse percepito in me titubanza o ansia?

Uno dei problemi di cui parlano spesso gli studenti durante i miei workshops è l'imbarazzo o la paura nei confronti della persona che devono fotografare. Di cosa si ha paura? Di fare una figuraccia, non riuscire a scattare una bella immagine, sentirsi in qualche modo rifiutati, non avere il controllo della situazione… Tutti timori che – spesso - hanno più a che fare con la propria insicurezza (e inesperienza) che con una reale situazione difficile. Il filosofo greco-latino Epitteto di Frigia (55-135) riassunse bene il disagio che oggi turba tanti fotografi (anche se nell’antica Grecia non ce n’erano) quando scrisse: "Gli uomini non sono turbati dalle cose che accadono, sono turbati dalle proprie opinioni sulle cose che accadono". 

Certo, ci sono persone realmente difficili (eccome!), ma se il fotografo si lascia condizionare, diventeranno… ancora più difficili! Come comportarsi? Non possiamo cambiare l’altra persona, ma possiamo intervenire sul nostro atteggiamento. Ricordiamoci di Epitteto di Frigia e chiediamoci che opinione abbiamo della persona che dobbiamo fotografare. Di fronte a noi c’è “una attrice capricciosa e prepotente”? Proviamo a ri-definirla “una persona un po’ insicura dalla cui immagine dipende anche la propria carriera”. Ci accorgeremo che il nostro umore cambierà immediatamente, la guarderemo con occhi diversi e ci sentiremo più propensi a capire i suoi limiti e i suoi bisogni. Anzi, fotografandola ci sembrerà di prenderci cura di lei. Se trasmettiamo sicurezza, si sentirà in buone mani e si lascerà dirigere più volentieri.

La sicurezza viene anche con l’esperienza, perciò se ci saremo esercitati a fotografare soggetti più facili cercando di metterli a proprio agio e dirigerli con cortese fermezza, una certa sicurezza si sarà sviluppata da sola in noi. E se comunque non fosse abbastanza, non c’è bisogno di fare finta di essere perfettamente sicuri quando non lo siamo. Piuttosto è importante essere consapevoli della propria insicurezza e cercare di individuare l’azione più adatta ai limiti della situazione.

Torniamo all’esempio dell’attrice capricciosa, probabilmente lei è abituata a stare davanti ad un obiettivo e potrebbe chiedere di farsi fotografare in un certo modo rischiando di rendere le cose difficili. Il fotografo potrà lasciarsi risucchiare in quel gioco e la situazione deteriorerà perché non sarà più chiaro chi dirige. Oppure il fotografo potrà osservare l’attrice e prendere in considerazione il suo carattere proprio come prende in considerazione la luce, i vestiti o lo sfondo, cioè considerarlo come uno dei tanti elementi presenti. E come accade per ogni altro aspetto della foto, si preoccuperà di intervenire per armonizzare tutto. Quali sono le azioni più adatte ai limiti della situazione? C’è bisogno di modificare l’inquadratura, mettere a posto quella ciocca di capelli, rassicurare un po’ il soggetto, scattare qualche foto come vuole lei, trovare le parole giuste per dirigerla (come vogliamo noi)…

La cosa importante è decidere cosa evidenziare e cosa no.  Se qualcosa nello sfondo disturba la foto, non lo inquadriamo. Se la luce penalizza il soggetto, cambiamo illuminazione. Se notiamo che il soggetto è teso, cerchiamo di metterlo a suo agio. Se ci sentiamo insicuri, lo sappiamo ma possiamo decidere di lasciare la nostra insicurezza il più possibile fuori dalla foto. Vogliamo puntare il nostro obiettivo sui capricci dell’attrice o riusciamo a vedere qualcosa lì dietro? Di che cosa ha bisogno da noi per lasciare cadere quella maschera antipatica? Vogliamo scattare un ritratto filtrato dalla nostra impazienza? Ci piace il modo in cui la luce illumina i suoi vestiti? La posizione va bene o dovremmo suggerire un altro gesto?

Nella mia esperienza, il fatto di essere consapevole dei vari elementi presenti mentre scattiamo ci permette di scegliere cosa evidenziare e cosa no. In questo modo anche l’eventuale insicurezza del fotografo diventa solo un altro elemento presente e, proprio come accade con una luce difficile o con uno sfondo strano, lo si tiene in considerazione e si fa in modo che non interferisca più di tanto sulla buona riuscita del ritratto. Se le preoccupazioni non richiedono troppa attenzione, il fotografo potrà occuparsi con più facilità di percepire empaticamente il soggetto e creare una foto che lo rispecchi.

Enzo Dal Verme

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